IL MADRE CHIAMA I RINFORZI

“Appello al Presidente NapolEtano”. Con questo semplice ma efficace gioco di parole il Museo Madre richiama l’attenzione del Presidente della Repubblica sull’ingiustizia di cui è stata vittima nei mesi scorsi, andando a stuzzicare quel legame con la terra che il capo di Stato ha più volte dimostrato di sentire forte.

Ma facciamo un passo indietro. Alcuni mesi fa la commissione di vigilanza del Comune chiede l’interruzione delle serate after hours organizzate all’interno della struttura e la successiva chiusura della stessa. Proclami, appelli alla libertà di espressione e alla necessità di eventi simili, nati con il preciso scopo di avvicinare l’arte contemporanea ad un pubblico più vasto (e soprattutto più giovane), non sortiscono effetto. La querelle finisce dinanzi ai giudici e finalmente il Tribunale del Riesame dissequestra il Madre, giudicando illegittimo il provvedimento comunale.

Giustizia è fatta. O quasi. I sei mesi di “violenza” subita ingiustamente non si dimenticano in fretta ed il museo ha deciso di organizzare una raccolta di firme da sottoporre al Presidente Napolitano, con la chiara intenzione di evitare in questo modo futuri provvedimenti simili. Il documento che verrà presentato al capo di Stato sarà dunque una sorta di cartina al tornasole che mostra evidente l’affetto e l’interesse della città per uno dei pochi luoghi di cultura a vocazione internazionale che ci restano.

Tanti i punti affrontati nell’appello presente sul portale del museo. Dall’analisi del cambiamento strutturale dell’arte contemporanea e della nuova funzione sociale conquistata negli ultimi anni, all’importanza di attrattori culturali di livello capaci di aggregare le fasce più giovani della popolazione; dalla “incomprensibile negazione di aprire uno spazio democratico”, all’irrazionale sistema burocratico che “ricostruisce barriere e confini tra forme culturali e ceti sociali”.

Differenze che non interessano i sottoscriventi dell’appello, che vanno dall’operaio all’artista (ad esempio Mimmo Paladino), fino al manager passando per lo studente. Insomma, una nuova puntata della soap sta per avere inizio e quel che ci auguriamo è che a farne le spese non sia, come al solito, l’immagine della città.

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mercoledì 24/06/2009 18:34

IL MADRE CHIAMA I RINFORZI
Appello al Presidente Napolitano

 
 
di SALVATORE GARZILLO
“Appello al Presidente NapolEtano”. Con questo semplice ma efficace gioco di parole il Museo Madre richiama l’attenzione del Presidente della Repubblica sull’ingiustizia di cui è stata vittima nei mesi scorsi, andando a stuzzicare quel legame con la terra che il capo di Stato ha più volte dimostrato di sentire forte.

Ma facciamo un passo indietro. Alcuni mesi fa la commissione di vigilanza del Comune chiede l’interruzione delle serate after hours organizzate all’interno della struttura e la successiva chiusura della stessa. Proclami, appelli alla libertà di espressione e alla necessità di eventi simili, nati con il preciso scopo di avvicinare l’arte contemporanea ad un pubblico più vasto (e soprattutto più giovane), non sortiscono effetto. La querelle finisce dinanzi ai giudici e finalmente il Tribunale del Riesame dissequestra il Madre, giudicando illegittimo il provvedimento comunale.

Giustizia è fatta. O quasi. I sei mesi di “violenza” subita ingiustamente non si dimenticano in fretta ed il museo ha deciso di organizzare una raccolta di firme da sottoporre al Presidente Napolitano, con la chiara intenzione di evitare in questo modo futuri provvedimenti simili. Il documento che verrà presentato al capo di Stato sarà dunque una sorta di cartina al tornasole che mostra evidente l’affetto e l’interesse della città per uno dei pochi luoghi di cultura a vocazione internazionale che ci restano.

Tanti i punti affrontati nell’appello presente sul portale del museo. Dall’analisi del cambiamento strutturale dell’arte contemporanea e della nuova funzione sociale conquistata negli ultimi anni, all’importanza di attrattori culturali di livello capaci di aggregare le fasce più giovani della popolazione; dalla “incomprensibile negazione di aprire uno spazio democratico”, all’irrazionale sistema burocratico che “ricostruisce barriere e confini tra forme culturali e ceti sociali”.

Differenze che non interessano i sottoscriventi dell’appello, che vanno dall’operaio all’artista (ad esempio Mimmo Paladino), fino al manager passando per lo studente. Insomma, una nuova puntata della soap sta per avere inizio e quel che ci auguriamo è che a farne le spese non sia, come al solito, l’immagine della città.

 
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