PONTICELLI RIPARTE DALLA CACCIATA DEI ROM

PONTICELLI- Il popolo di Ponticelli dopo le barbarie, le fiamme, la guerriglia urbana e la nomea di "quartiere intollerante", ora è pronto a comprendere ciò che è diverso da noi ma da non considerare inferiore. Stiamo parlando dei cittadini rom che abitavano nelle baraccopoli di via Malibran e via Virginia Woolf, date alle fiamme lo scorso maggio in seguito al presunto rapimento di una neonata ad opera di una ragazzina di origini rom di appena 15 anni. Dopo le accuse di razzismo dei media su Ponticelli, adesso il quartiere ha bisogno di capire e riflettere sui propri problemi e di conoscere meglio la storia del popolodefinito nomade per eccellenza. Ed è proprio questo l'intento dei membri dell'associazione "TerradiConfine" che con l'aiuto di vari esperti del settore ha proposto un focus intitolato "Rom. Risorsa o Minaccia? Per imparare a comprendere ciò che non sappiamo accettare" tenutosi ieri pomeriggio nel centro polivalente del Rione Incis. All'incontro hanno partecipato il presidente dell'associazione organizzatrice insieme alla Caritas "Santa Maria delle Grazie al Felaco", Giovanna Sito; Christian Valle, avvocato esperto di emigrazione storia penale dei rom; Marco Nieli, responsabile dell'Opera Nomadi di Napoli; Pino Petruzzelli, autore del libro "Non chiamarmi zingaro" e Ramona Desrobitu, mogli del parroco cristiano-ortodosso di Napoli. Al focus erano presenti anche i presidi delle scuole S.M.S F.Solimena e 69° Circolo Didattico di Barra, e alcuni rappresentanti delle comunità rom di Santa Maria del Pozzo, Poggioreale e viale Maddalena. Gli interventi degli esperti in cultura rom hanno identificato alcuni luoghi comuni che spesso vedono i rom come sinonimo di violenza, emarginazione e deliquenza. Dei luoghi comuni che durante il corso del focus si sono dimostrati erroneamente falsi anche grazie alle testimonianze di chi ha avuto a che fare personalmente con cittadini di etnia rom. E su queste basi che delinea il progetto "Una bella differenza", il quale propone di animare la vita dei bambini rom rumeni del quartiere di Ponticelli, che con alcune difficoltà fatica ad integrarsi all'interno delle scuole elementari del quartiere. Un importante impronta al focus l'hanno dato i veri protagonisti di questo focus, abitanti delle baraccopoli intervenuti nel dibattito a dare una veritiera testimonianza sulle proprie condizioni di vita all'interno dei campi. E da quì bisogna ripartire per identificare Ponticelli come quartiere disposto all'accoglienza. La strada è tutta in salita ma la partenza è stata incoraggiante per tutti.

 
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sabato 25/04/2009 15:04

PONTICELLI RIPARTE DALLA CACCIATA DEI ROM
Ieri Focus sulla cultura del popolo nomade

 
 
di NICOLETTA DE VITA

PONTICELLI- Il popolo di Ponticelli dopo le barbarie, le fiamme, la guerriglia urbana e la nomea di "quartiere intollerante", ora è pronto a comprendere ciò che è diverso da noi ma da non considerare inferiore. Stiamo parlando dei cittadini rom che abitavano nelle baraccopoli di via Malibran e via Virginia Woolf, date alle fiamme lo scorso maggio in seguito al presunto rapimento di una neonata ad opera di una ragazzina di origini rom di appena 15 anni. Dopo le accuse di razzismo dei media su Ponticelli, adesso il quartiere ha bisogno di capire e riflettere sui propri problemi e di conoscere meglio la storia del popolodefinito nomade per eccellenza. Ed è proprio questo l'intento dei membri dell'associazione "TerradiConfine" che con l'aiuto di vari esperti del settore ha proposto un focus intitolato "Rom. Risorsa o Minaccia? Per imparare a comprendere ciò che non sappiamo accettare" tenutosi ieri pomeriggio nel centro polivalente del Rione Incis. All'incontro hanno partecipato il presidente dell'associazione organizzatrice insieme alla Caritas "Santa Maria delle Grazie al Felaco", Giovanna Sito; Christian Valle, avvocato esperto di emigrazione storia penale dei rom; Marco Nieli, responsabile dell'Opera Nomadi di Napoli; Pino Petruzzelli, autore del libro "Non chiamarmi zingaro" e Ramona Desrobitu, mogli del parroco cristiano-ortodosso di Napoli. Al focus erano presenti anche i presidi delle scuole S.M.S F.Solimena e 69° Circolo Didattico di Barra, e alcuni rappresentanti delle comunità rom di Santa Maria del Pozzo, Poggioreale e viale Maddalena. Gli interventi degli esperti in cultura rom hanno identificato alcuni luoghi comuni che spesso vedono i rom come sinonimo di violenza, emarginazione e deliquenza. Dei luoghi comuni che durante il corso del focus si sono dimostrati erroneamente falsi anche grazie alle testimonianze di chi ha avuto a che fare personalmente con cittadini di etnia rom. E su queste basi che delinea il progetto "Una bella differenza", il quale propone di animare la vita dei bambini rom rumeni del quartiere di Ponticelli, che con alcune difficoltà fatica ad integrarsi all'interno delle scuole elementari del quartiere. Un importante impronta al focus l'hanno dato i veri protagonisti di questo focus, abitanti delle baraccopoli intervenuti nel dibattito a dare una veritiera testimonianza sulle proprie condizioni di vita all'interno dei campi. E da quì bisogna ripartire per identificare Ponticelli come quartiere disposto all'accoglienza. La strada è tutta in salita ma la partenza è stata incoraggiante per tutti.
 
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