di Salvatore Garzillo
Annullare la distanza materiale che separa il visitatore dall’opera, mettere da parte il timore reverenziale nei suoi confronti e, perché no, passeggiarci perfino sopra.
Un punto di vista completamente nuovo che permettere di salire sull’opera abbattendo il muro del “vedere ma non toccare”. Qui si tocca e perfino calpesta.
L’idea di Alssandro Cocchia, artista (anche se preferisce essere definito “designer”) napoletano, farà storcere il naso e gridare al sacrilegio molti “dottori d’arte”, abituati ad una visione verticale avvolta dall’aura di sacralità che ogni dipinto possiede.
O, che in realtà, noi gli diamo.
Così, partendo da questo assunto, Cocchia ribalta gli schemi, chiedendo agli amici/visitatori di attraversare scalzi o muniti di copriscarpe, i 5 metri di tela sdraiata nel suo studio.
Ma “Foot on canvas” non è solo questo. La mostra, in esposizione fino al 24 Aprile, è l’occasione per conoscere il mondo di un artista così internazionale da risultare alieno in una città come Napoli, attenta ad una nuova tendenza solo quando le finisce in testa. In genere casualmente.
È il caso degli art toys, veri oggetti di culto in tutto il mondo e completamente sconosciuti da noi. Statuine (o se volete pupazzi) di plastica raffiguranti personaggi tipici della cultura giapponese o legati al mondo del cartoon design alle quali alcuni dei maggiori illustratori hanno dato legato firma, estro e talento. Considerare questi piccoli esseri solo “giocattoli” potrebbe davvero essere offensivo.
John Burgerman, Gary Baseman, Jeremyville, Takashy Murakami e l’italiano Simone Legno, in arte Toki Doki, hanno conquistato il mondo con i loro strambi personaggi appena usciti da un fumetto manga, creando un nuovo filone artistico: l’art toys per l’appunto. Moderne sculture create in serie e dipinte così da divenire pezzi unici, alimentando un mercato incredibilmente florido.
Così, mentre da Sidney a San Francisco, da Tokio a Mosca, vengono organizzati incontri, festival e raduni di appassionati di art toys, qui vengono guardati ancora con sospetto e l’unico rivenditore di Qee, Mr. Hoffman ed affini è proprio la factory di Cocchia.
Situato nel centro della città, ad un passo da Piazza Dante (vico Carceri San Felice n. 23, per l’esattezza) il “PURP”, questo il nome della factory del designer napoletano, conta quindi di diventare un punto di ritrovo e scambio per tutti gli artisti ed i semplici appassionati d’arte. Una zona franca capace di rendere il motto “save the fantasy” una vera filosofia di vita.
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