AL PLART I "GIOCHI D'ARTE" DI ALESSANDRO CIFFO

di  

Salvatore Garzillo                   

Apre oggi al pubblico la nuova mostra del Plart, il museo situato in via Martucci che ha dedicato alla plastica e a tutte le sue declinazioni uno spazio per la ricerca e la conservazione artistica. “SILICON D” è il nome dell’esposizione di Alessandro Ciffo, artista di Biella che sorprende per l’umiltà dimostrata nel presentare le sue opere. Lontano dal concettualismo astruso e pesante di tanti suoi colleghi, Ciffo affronta la creazione artistica con sguardo smaliziato e perfino divertito.

Un modo finalmente diverso di vivere l’arte contemporanea, che torna ad una condizione di primitività materiale,fatta di concretezza e gioco. Un ritorno alla dimensione ludica espressa dalla scelta dei soggetti trattati, legati all’infanzia di tanti. Grandi cubi e lunghi rettangoli incrociati di silicone ricordano vecchi giochi mai dimenticati e l’abile lavoro manuale rende Ciffo più simile ad un artigiano che non ad un artista concettuale, autore di un’idea ma lontano dalla corporeità della creazione. Ciffo è dentro la materia. La studia, la plasma.

Il silicone è trasformato da “malefico puzzolente appiccicoso viscido costoso materiale”, a perfetto supporto per qualcosa che è al di là del bello e del brutto. Alcune creazioni di Ciffo appaiono come moderni totem dai colori vivacissimi, elementari nelle loro forme e proprio per questo sorprendentemente riconoscibili. Altre sottolineano il carattere di grande versatilità del silicone, capace di trasformarsi in un’improbabile poltrona a forma di cubo di Rubik.

“Patterns”, grande installazione a parete creata appositamente per lo spazio di via Martucci, è forse la più rappresentativa testimonianza del mondo di un autore che non rinuncia a sognare e far sognare. Diciotto metri di lunghezza e 250 quadrati di 30x23 cm ricoperti di silicone, per un singolare mosaico contemporaneo.

Le opere ospitate al Plart confermano che l’arte altro non è che passione ed intuizione. Dimostrano che il supporto non fa l’opera e che i materiali più inconsueti possono diventare arte.

 

 
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venerdì 20/03/2009 21:01

AL PLART I "GIOCHI D'ARTE" DI ALESSANDRO CIFFO

di  

Salvatore Garzillo                   

Apre oggi al pubblico la nuova mostra del Plart, il museo situato in via Martucci che ha dedicato alla plastica e a tutte le sue declinazioni uno spazio per la ricerca e la conservazione artistica. “SILICON D” è il nome dell’esposizione di Alessandro Ciffo, artista di Biella che sorprende per l’umiltà dimostrata nel presentare le sue opere. Lontano dal concettualismo astruso e pesante di tanti suoi colleghi, Ciffo affronta la creazione artistica con sguardo smaliziato e perfino divertito.

Un modo finalmente diverso di vivere l’arte contemporanea, che torna ad una condizione di primitività materiale,fatta di concretezza e gioco. Un ritorno alla dimensione ludica espressa dalla scelta dei soggetti trattati, legati all’infanzia di tanti. Grandi cubi e lunghi rettangoli incrociati di silicone ricordano vecchi giochi mai dimenticati e l’abile lavoro manuale rende Ciffo più simile ad un artigiano che non ad un artista concettuale, autore di un’idea ma lontano dalla corporeità della creazione. Ciffo è dentro la materia. La studia, la plasma.

Il silicone è trasformato da “malefico puzzolente appiccicoso viscido costoso materiale”, a perfetto supporto per qualcosa che è al di là del bello e del brutto. Alcune creazioni di Ciffo appaiono come moderni totem dai colori vivacissimi, elementari nelle loro forme e proprio per questo sorprendentemente riconoscibili. Altre sottolineano il carattere di grande versatilità del silicone, capace di trasformarsi in un’improbabile poltrona a forma di cubo di Rubik.

“Patterns”, grande installazione a parete creata appositamente per lo spazio di via Martucci, è forse la più rappresentativa testimonianza del mondo di un autore che non rinuncia a sognare e far sognare. Diciotto metri di lunghezza e 250 quadrati di 30x23 cm ricoperti di silicone, per un singolare mosaico contemporaneo.

Le opere ospitate al Plart confermano che l’arte altro non è che passione ed intuizione. Dimostrano che il supporto non fa l’opera e che i materiali più inconsueti possono diventare arte.

 

 
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